Zhangjiajie era una delle tappe che aspettavo di più. Quelle montagne le avevo viste mille volte in foto e mi sembravano finte, troppo surreali per essere vere. Invece sono reali, e dal vivo fanno ancora più effetto. Qui non è la città la protagonista, ma la natura. E io ero pronto a scoprirla…
Giorno 1: L’arrivo e il primo impatto con Zhangjiajie
Zhangjiajie è una città meravigliosa, anche se non tanto per la città in sé quanto per il contesto in cui si trova. È praticamente costruita intorno a montagne spettacolari, con paesaggi talmente assurdi che sembrano disegnati. Già dal tragitto verso l’hotel capisci che qui la natura è la vera protagonista.
Arrivo in hotel nel pomeriggio inoltrato e mi rendo conto quasi subito di aver fatto un piccolo errore: avevo già prenotato tutte le attività online. Dico errore perché la struttura è gestita da una famiglia fantastica, con due bambini, e il marito parla perfettamente inglese. Lui può organizzare qualsiasi escursione, trasferimenti compresi, e a prezzi persino più bassi rispetto a quelli che trovi online. Se lo avessi saputo prima, probabilmente mi sarei affidato completamente a lui. Ma ormai era andata così.
Essendo arrivato tardi, la giornata era praticamente libera. È proprio lui a consigliarmi di andare a vedere uno spettacolo serale sotto la montagna Tianmen. Per capirci, è la montagna famosa per l’enorme arco naturale scavato nella roccia, quello che sembra una porta sospesa nel vuoto e che viene chiamato “Porta del Paradiso”. È uno dei simboli della zona, soprattutto per la scalinata infinita che porta fin lassù.
Mi organizza un pulmino e in poco tempo mi ritrovo sotto questa montagna illuminata. L’anfiteatro è all’aperto e l’effetto è davvero suggestivo: il grande “buco” nella roccia illuminato dal basso crea un’atmosfera quasi magica. Solo per quello valeva la pena venire.

Lo spettacolo invece era una specie di musical, molto scenografico ma anche decisamente… molto cinese 😅 Due ore abbondanti di canti, coreografie e simbolismi che probabilmente per loro hanno un significato enorme, mentre io cercavo di restare concentrato guardandomi intorno più che seguendo la trama.
Finito tutto, torno in città e mi fermo a mangiare in uno dei tanti ristoranti della zona, perché qui l’offerta è ampia e non manca davvero nulla. Ed è qui che provo una cosa che non dimenticherò facilmente: la salamandra. Nei miei viaggi ho mangiato davvero di tutto, anche cose che a prima vista erano molto più “forti”, ma questa è stata senza dubbio l’esperienza culinaria più difficile da mandare giù. Ve lo dico sinceramente: è il piatto più disgustoso che abbia mai assaggiato.

Dopo una birra locale per riprendermi dall’esperienza, torno in hotel. Domani si fa sul serio, perché mi aspettano finalmente le montagne che hanno ispirato Avatar. E lì, lo so già, sarà tutta un’altra storia.
Giorno 2: Dentro le montagne di Avatar
La mattina prendo un DiDi che in poco più di un’ora mi porta al parcheggio centrale del Parco Nazionale di Zhangjiajie. Io ho scelto di dormire tutte e tre le notti in città — molti blog consigliano di stare più vicini all’ingresso del parco — ma sinceramente, considerando che in circa un’ora arrivi ovunque, non l’ho trovato per niente scomodo. Una cosa importante: bisogna arrivare puntuali, anzi meglio con un po’ di anticipo, perché sono abbastanza rigidi con gli orari. E ancora più importante: portate sempre con voi il passaporto. È letteralmente il vostro biglietto. Qui caricano tutto direttamente lì sopra, quindi ogni ingresso, ogni attrazione, passa dalla scansione del passaporto. Super organizzati.
Dopo una fila tutto sommato scorrevole, si sale su uno degli ascensori panoramici esterni più famosi al mondo, il Bailong Elevator. È costruito direttamente sulla parete della montagna e ti porta in alto in pochissimo tempo. La vista mentre sali è già qualcosa di assurdo.
Una volta in cima inizia il percorso vero e proprio. Parliamo di diversi chilometri di camminata (oltre 3 km solo lungo la zona panoramica principale), con passerelle sospese e terrazze che si affacciano su queste colonne di roccia infinite. È uno di quei posti dove ti fermi ogni due minuti a fare una foto perché il panorama cambia continuamente.

Queste montagne sono fatte di arenaria e si sono formate milioni di anni fa a causa dell’erosione dell’acqua e del vento. Nel tempo, la roccia più morbida si è consumata lasciando in piedi queste colonne verticali sottilissime, coperte di vegetazione. È proprio questo paesaggio che ha ispirato le montagne fluttuanti del film Avatar.
Lo spettacolo è davvero incredibile. Il percorso è bellissimo, immerso nella natura, tutto organizzato alla perfezione. Certo… qualche cinese è veramente pressante 😅 Ricordo una signora che mi ha praticamente urlato contro solo perché mi stavo facendo una foto e lei voleva più spazio. Ma fa parte del gioco.

Per goderselo bene ci vuole mezza giornata piena, se non tutto il pomeriggio. Non è una passeggiata veloce, è un posto dove vale la pena fermarsi.
Per scendere ci sono navette che collegano le varie zone del parco. A un certo punto scelgo di fare un tratto a piedi dentro la foresta e lì succede un’altra scena memorabile: le scimmie. Bellissime, curiose, tenerissime… ma non fatevi vedere con qualcosa in mano. Se vedono cibo o oggetti interessanti, li vogliono. E fidatevi, se li prendono.

Rientro in hotel distrutto ma felice, doccia veloce e si riparte per un’altra cosa che sembra uscita dall’intelligenza artificiale: i 72 Strange Buildings. È un enorme complesso architettonico scenografico, quasi surreale, con edifici dalle forme particolari tutti illuminati di notte. Dentro ci sono spettacoli, coreografie, pub, ristoranti… è una specie di parco tematico urbano.

Ceno lì e resto fino a quando inizia a diluviare. Ma diluviare sul serio.
Qui però c’è da dire una cosa: il meteo in questa zona è estremamente variabile. Le previsioni mi davano pioggia tutti i giorni, ma essendo in mezzo alla foresta e alle montagne può piovere forte per un’ora e poi tornare il sole. È imprevedibile. Quella sera però sembrava quasi un’alluvione. Quindi chiamo un’auto e mi faccio riportare in hotel. Che giornata!
Giorno 3: la Porta del Paradiso
Oggi è il turno della famosa Porta del Paradiso, sulla montagna Tianmen.
Si tratta di un enorme arco naturale scavato nella roccia, alto più di 130 metri, che sembra davvero una porta sospesa nel vuoto. È uno dei simboli più iconici della zona e probabilmente una delle immagini più famose della Cina “naturale”.
Qui hai due possibilità:
puoi partire dal basso e salire i famosi 999 scalini, oppure fare il contrario — salire prima in cima alla montagna e poi scendere verso l’arco. Io ho scelto il percorso dall’alto verso il basso, ma sinceramente non penso che cambi molto, né per le code né per la visuale.
Il tutto inizia con una funivia che, senza esagerare, è la più impressionante che abbia mai fatto. Dura circa 40 minuti — che per una funivia è un’eternità — e attraversa prima la città, poi inizia a salire in mezzo alle montagne con pendenze assurde. A un certo punto guardi sotto e ti chiedi se sia tutto reale.

Poi, proprio quando stai pensando “oggi cielo perfetto”, arriva la beffa:
banco di nebbia clamoroso e nel giro di pochi minuti non si vede più nulla. Sparito tutto. E lì ho capito che la giornata sarebbe stata un po’ così.
Il percorso in cima alla montagna è lungo diversi chilometri (circa 5 km tra passerelle, sentieri e punti panoramici), con tratti sospesi nel vuoto e camminamenti lungo la parete rocciosa. Solo che… nel mio caso, praticamente tutti i punti panoramici erano immersi nella nebbia 😅

A un certo punto c’è una deviazione che porta al Tempio Tianmen. E qui cambia proprio l’energia. Il tempio è buddhista, costruito in posizione altissima e isolata, circondato solo da montagne e silenzio. Si dice che sia stato costruito così in alto anche come forma di devozione e penitenza: raggiungerlo non era semplice, e proprio la fatica del percorso faceva parte del significato spirituale del luogo.

Quando arrivo sento musica in sottofondo, campane che suonano lentamente, e un’atmosfera molto diversa rispetto al resto del percorso. Non è solo un punto turistico: arrivano persone a pregare davvero. Alcuni accendono incensi, altri si inginocchiano, altri restano semplicemente in silenzio. Con la nebbia che avvolgeva tutto, sembrava quasi sospeso nel vuoto. È stato uno dei momenti più suggestivi della giornata.
Proseguendo poi si arriva finalmente alla famosa “porta”.
E devo essere sincero: vista dall’alto fa meno impressione di quanto pensassi.
Ma è quando inizi a scendere i 999 scalini e poi ti giri verso l’alto che capisci davvero dove sei. Quell’arco gigantesco sopra la testa, incastonato nella montagna, è qualcosa di irreale. Ti fermi un attimo e pensi: ma dove sono arrivato?

La giornata è stata intensa, tra funivia infinita, camminate sospese e scalinate impegnative. Nonostante la nebbia, l’esperienza resta fortissima. La sera decido di riposarmi.
Domani è l’ultima giornata qui, e voglio godermela al massimo.
Giorno 4: ponte di vetro, zipline e ferrata da brivido
Ultimo giorno a Zhangjiajie, il mio aereo era la sera quindi avevo praticamente una giornata piena da sfruttare. Naturalmente sapevo già cosa fare! Chiamo un DiDi e in poco tempo arrivo all’entrata del ponte di vetro, il ponte sospeso più alto del mondo, completamente trasparente e a centinaia di metri sopra il canyon. Camminarci sopra è impressionante: da quanto è alto quasi perdi la cognizione della verticale sotto di te. E sì, sopra il ponte c’è anche il bungee jumping più alto del mondo, ma il prezzo superava i 200€, ho preferito guardarlo da lontano.

Arrivato dall’altro lato, dopo un breve tragitto a piedi, mi dirigo verso la zipline. C’è una coda enorme, ma spendendo qualche euro in più per il biglietto “plus” passo quasi subito. Soldi ben spesi! Mentre ero in coda per la zipline, dall’altra parte del canyon vedo delle persone arrampicate lungo la parete rocciosa… era una ferrata altissima, e subito penso: devo farla!
Arrivo al punto di partenza e, contrariamente a quello che pensavo, non è complicato: casco, imbracatura, spiegazione veloce di moschettoni e sicurezza… e si parte. All’inizio cammino tranquillo, ma bastano pochi passi per rendermi conto di quanto sia esposta: sotto di me ci sono centinaia di metri di vuoto. Ogni passo richiede attenzione, equilibrio e concentrazione. Ci sono passaggi su corde sospese, scalini che sembrano fluttuare nel vuoto e tratti in cui mi sento letteralmente sospeso tra cielo e canyon. Onestamente, ci sono stati momenti in cui ho perso il fiato, ma ogni passo mi regala una scarica di adrenalina incredibile. Quando arrivo alla fine del percorso, sono esausto, ma la sensazione è impagabile: guardo intorno e penso wow, l’ho davvero fatto. Ancora oggi resta uno dei ricordi più intensi di tutto il viaggio.

Dopo questa sfida personale, riprendo gli zaini e chiamo il DiDi. Mi faccio portare a un lago nei dintorni dove si può fare una gita in barca (Baofeng Lake), ma sinceramente non mi ha lasciato molto. E niente, dopo aver superato anche una piccola impresa, è arrivato il momento di salutare questa natura incredibile. Zhangjiajie ha superato tutte le mie aspettative, con paesaggi che sembrano di un altro mondo. Grazie Zhangjiajie.
Ora si riparte: prossima tappa Shanghai, torniamo alla civiltà!