Giorno 1: la sorpresa che non mi aspettavo

Arrivo nella “piccola” cittadina di Xi’an. Piccola… sì, ma per la Cina. Perché poi controllo e mi accorgo che ha più abitanti di New York. E lì capisci subito una cosa: qui l’idea di grandezza è completamente fuori scala. In Cina tutto è amplificato.

Xi’an è una città davvero storica. È circondata dalle sue famose mura, costruite in epoca Ming e rese “funzionanti” nel XIV secolo, quando vennero completate e trasformate in un vero sistema difensivo con porte e torri. Qui le porte si aprivano e si chiudevano davvero, scandendo il ritmo della città.

Ma Xi’an è importante anche per un altro motivo: è stata per secoli uno dei punti principali di partenza e arrivo della Via della Seta. Ed è proprio per questo che ha assorbito influenze da tantissimi popoli diversi. Influenze che hanno lasciato tracce culturali e culinarie che arrivano dall’Asia Centrale, dal Medio Oriente e dalle comunità musulmane che si sono stabilite in città. E infatti… sul cibo ci tornerò dopo, perché merita un capitolo a parte.

L’hotel che ho scelto è una chicca. Un 4 stelle super cheap, curato, e soprattutto in posizione perfetta: a cinque minuti a piedi dalla Bell Tower, il cuore di Xi’an.

La Bell Tower era la torre dove veniva suonata la campana per segnare l’inizio della giornata e l’apertura delle porte della città. Poco distante c’è anche la Drum Tower, dove invece con il tamburo veniva “chiusa” simbolicamente la giornata, e venivano chiuse le porte.

La Bell Tower con una ragazza vestita tradizionale

Se pensavo che a Pechino avessi visto tante ragazze in abiti tradizionali… qui siamo a un altro livello.

A Xi’an ce ne sono migliaia. Ovunque. Tutte vestite in modo spettacolare, tutte a farsi foto alle mura, alla Bell Tower, in centro… sembra quasi un set cinematografico.

La prima impressione comunque è fortissima: Xi’an è affascinante, e lo stacco tra antico e moderno è davvero vicinissimo. Ti giri e vedi grattacieli. Ti rigiri e sei davanti a una torre che sembra uscita da un’altra epoca.

E qui inizia anche una delle cose più divertenti del viaggio: essere fotografato. Non faccio in tempo a iniziare la camminata sotto la torre che una mamma mi chiede se posso fare una foto con suo figlio. Subito dopo un’altra. E lì capisco che sarà solo l’inizio (spoiler: lo sarà davvero).

Poco dopo vedo due ragazze in abiti tradizionali e chiedo io a loro se posso fotografarle. Da lì iniziamo a parlare e mi spiegano una cosa che mi ha fatto sorridere: molte famiglie, e soprattutto tanti bambini, vengono qui in vacanza da città lontane… e tantissimi di loro non hanno mai visto un occidentale dal vivo. E soprattutto: non ne hanno mai visto uno con la barba. Ecco spiegato il perché di tutte queste foto 😅

Sempre con loro mi sposto in una zona piena di street food, molto diversa da quello che avevo visto a Pechino. Qui infatti si sente proprio l’influenza della Via della Seta: profumi diversi, spezie, cose che ricordano vagamente il Medio Oriente e l’Asia Centrale.

La strada più famosa è la Muslim Quarter, attorno a Beiyuanmen Street, non lontano dalla Bell e Drum Tower. Ed è uno dei posti più vivi e caratteristici della città. Mi fanno provare una zuppa che, onestamente, non ho ancora capito cosa ci fosse dentro.

Però era buona. Quindi va bene così.

Dopo cena mi portano con un DiDi in un’altra zona pienissima di gente, luci, negozietti, musica e fontane danzanti, una di quelle cose super cinesi. La strada si chiama Datang Everbright City: una via pedonale enorme, scenografica, piena di spettacoli e atmosfera. Sembra quasi un parco a tema… ma è una strada vera.

Dopo questa giornata infinita torno in hotel e crollo. Domani mi aspetta una delle cose più incredibili che si possano vedere in Cina: l’Esercito di Terracotta.

Giorno 2: L’Esercito di Terracotta e la folla più assurda della Cina

La giornata inizia presto. Colazione in hotel con ravioli cinesi… che ok, è buono, ma tosta abituarsi se sei ancora con la testa a cappuccino e cornetto!Poi prendo un DiDi per arrivare all’Esercito di Terracotta.

Dista circa un’ora di auto da Xi’an, e anche qui confermo: in Cina i trasporti costano pochissimo. Io ho pagato circa 8€.

Arrivo in questo piazzale enorme, tutto sotto il sole e vedo migliaia di cinesi in fila. E lì mi prende un po’ male… Faceva un caldo allucinante. Però con mia sorpresa, in poco più di 10 minuti ero già dentro.

Il sito è diviso in vari “padiglioni” e ovviamente io vado subito al più importante: quello dove si vede la parte principale dell’esercito.

Per chi non lo sapesse: l’Esercito di Terracotta è un’enorme collezione di statue a grandezza naturale (soldati, cavalli, carri), costruita più di 2.000 anni fa per accompagnare nell’aldilà il primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang.

La cosa incredibile è che ogni volto è diverso, come se fossero persone vere.

Ecco… tutto bellissimo… MA.

Appena varco la porta del padiglione principale…Migliaia. Migliaia di cinesi. Tutti accalcati, tutti con telefoni e macchine fotografiche in mano, con lo sguardo tipo “oggi o muori o arrivo in prima fila”. Spinte, gomitate, zero pudore. Una calca assurda.

Io sono rimasto davvero impressionato.

Secondo me qui dovrebbero davvero contingentare meglio il turismo, perché in certi momenti non è nemmeno piacevole. Detto questo: lo spettacolo è reale. Nonostante la folla, è una di quelle cose che ti fanno dire: ok, questa vale il viaggio. Vedere quelle file infinite di statue, tutte diverse, tutte perfette… è pazzesco.

Dopo il padiglione principale vado in quelli secondari, e qui finalmente la situazione è molto più respirabile. Ci sono meno persone, ti puoi muovere, ti puoi fermare, guardare i dettagli, e godertela.

Una volta usciti, c’è anche la possibilità di andare a vedere la zona della tomba dell’imperatore Qin Shi Huang. In pratica è una specie di grande parco archeologico, con vari punti da visitare. La tomba vera e propria è ancora in gran parte chiusa e non scavata completamente, ma l’area intorno è visitabile e ci sono percorsi molto curati.

E cosa super comoda: ci sono anche delle navette tipo golf cart, incluse nel biglietto, che ti portano da una zona all’altra. Perché il posto è enorme e a piedi, soprattutto con quel caldo, sarebbe una tortura. Comunque sì: se vuoi vedere tutto bene, qui ci vuole tranquillamente una giornata intera.

La sera torno in città, e ancora incuriosito torno nel quartiere musulmano. Ragazzi… che spettacolo. Questo street food è una cosa fuori di testa.

Profumi, griglie, spezie, gente ovunque… è proprio uno dei posti più vivi che ho visto in Cina.

E mentre cammino succede anche una cosa strana ma carina: un ragazzino del posto mi chiama, molto timidamente, e mi chiede se possiamo diventare amici… anche sui social (ovviamente sui loro social cinesi). Ok, un po’ strano… però anche tenero.

Dopo aver mangiato e bevuto un po’ di cocco, torno in hotel con un piccolo dettaglio finale: collo e faccia completamente ustionati dal sole. Cioè devastato.

Giorno 3 a Xi’an – Mura, Pagoda e una serata… da film

Oggi ho un programma bello pieno: mura di Xi’an, un tempio tibetano, e la famosa Pagoda della Grande Oca Selvatica.

La mattina mi metto in missione: voglio una colazione dolce. E dopo giorni di ravioli, finalmente ci riesco!!

Provo i persimmon cakes (柿子饼), dolcetti tipici della zona: una specie di focaccina morbida ripiena (spesso con pasta di fagioli rossi). Ottimi

Dopo colazione mi dirigo verso le mura. Scopro che si possono anche noleggiare le bici e fare tutto il giro sopra, e mi gaso subito. Salgo da una delle entrate (le entrate principali sono 4: Nord, Sud, Est e Ovest) e inizio a camminare. Solo che… sinceramente io non ho trovato nessun noleggio bici. Quindi niente, e dopo un paio di chilometri sotto il sole cuocente, decido che mi basta e scendo alla prima uscita che trovo 😅 Comunque la camminata è bella: vedere la città dall’alto è figo, e ti viene spontaneo immaginare com’era quando le mura erano davvero un sistema difensivo. Porte che si chiudevano, soldati, torri di guardia… e sotto, la città che viveva.

Dopo le mura prendo un tuktuk e dico alla signora che voglio andare alla Pagoda della Grande Oca. Il viaggio è stato… come dire… un’esperienza 😅. Lei simpaticissima, ma sicuramente non proprio Fernando Alonso…

Arriviamo, scendo, la pago… e ok, mi metto a ridere.Non era il posto giusto. Era un tempio, sì, ma completamente diverso da quelli classici cinesi. Apro Amap, controllo… e scopro che ero finito in uno dei pochissimi templi tibetani di Xi’an. E niente: l’errore si trasforma in una cosa che probabilmente non avrei mai visitato da solo.

Bellissimo.

Atmosfera diversa, colori diversi, energia diversa. Molto più “misterioso”, più intenso. E qui torna anche il mio momento da “persona famosa”: bambini ovunque che vogliono farsi le foto con me. Tutto ambiguo ma anche molto divertente 😂

A questo punto chiamo un DiDi, così almeno sono sicuro di arrivare nel posto giusto. E finalmente eccomi alla tanto attesa Pagoda della Grande Oca Selvatica. Questa pagoda è uno dei simboli più importanti di Xi’an.

È stata costruita nel VII secolo per conservare testi e statue buddhiste portati dall’India da un monaco famosissimo, Xuanzang, dopo un viaggio epico lungo la Via della Seta.

E perché si chiama “Grande Oca”?

Secondo la tradizione, dei monaci buddhisti videro un’oca cadere dal cielo come “segno”, e in quel punto decisero di costruire un tempio. La pagoda è bella, scenografica, e l’area intorno è molto curata. Però se devo essere sincero… il tempio tibetano visto per sbaglio mi è piaciuto di più.

Uno scorcio della Pagoda

Nel pomeriggio trovo anche il tempo di salire sopra la Bell Tower. La vista sulla strada principale non è male, e soprattutto è bello vedere Xi’an dall’alto:

Vista dalla Bell Tower, di fronte la Drum Tower

una città antica, ma con un’energia modernissima.

La sera vado a magiare in un ristorantino a caso, senza troppe pretese. Poi prendo l’ascensore e mi ritrovo sul tetto di un palazzo. Ragazzi… era proprio una scena da film. Un tetto spoglio, senza niente, ma con una vista pazzesca sulla città. Il tempo di brindare, guardarmi intorno, e poi torno giù (per non rischiare di finire come in Una notte da leoni, disperso sul tetto 😂)

Uno dei Bao più buono mai mangiato!

Scendo in strada e trovo un locale che sembrava un karaoke. Io ero carico e entro. Solo che di karaoke non aveva nulla. Sembrava più un night club, con gente super vestita, luci, atmosfera strana… proprio un posto “cinese” nel senso più cinematografico del termine. Mi bevo qualcosa giusto per festeggiare: ultima sera a Xi’an, e domani mi aspetta la prossima tappa.

Quella che aspettavo da settimane.

Le montagne di Avatar: Zhangjiajie.

Giorno 4: Partenza per Zhangjiajie, la città delle montagne fluttuanti

Oggi ho l’aereo per Zhangjiajie. Per capirci: è quella zona della Cina famosa per i suoi paesaggi assurdi, con montagne sottili e verticali che sembrano uscite da un film. E infatti… sono proprio quelle che hanno ispirato le montagne di Avatar. Quindi sì, aspettative altissime 😅

Con calma, dopo un ultimo giro veloce in città con un DiDi, mi dirigo in mattinata verso l’aeroporto.

E con l’ultimo sguardo a Xi’An dall’aereo, mi lascio alle spalle questa sorprendente città!

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