Giorno 1: Da Roma ad Amman – Il mio battesimo di fuoco in Giordania
Qualche anno fa (prima che scoppiasse la guerra ai confini) mi ritrovo una settimana libera ad aprile, avendo già messo gli occhi sulla Giordania e facendo due conti, capisco che con qualche rinuncia low-cost potevo farcela: 6 giorni di road trip puro.
Parto da Roma, atterro ad Amman alle 19 in punto. Esco dall’aeroporto con adrenalina alle stelle ma super focalizzato: mi aspettano 3 ore di guida per arrivare a Wadi Musa (la cittadina di Petra), giusto come base per la notte perché domani mattina si parte per il deserto di Wadi Rum. Il tempo è prezioso!
Scendo al compromesso di prendere un taxi per farmi portare al noleggio auto che dista qualche chilometro dall’aeroporto. Salgo in macchina e finalmente arriviamo davanti all’agenzia… ma qui mi si gela il sangue: tutto buio. Panico totale. Sapevo che ci sarebbero stati imprevisti ma non così presto! Scendo, busso alla porta, insisto… alla fine si accende una luce e il ragazzo mi spiega che stavano mangiando. Era il primo giorno di Ramadan e il sole era appena tramontato.. Che sollievo! Mi invitano addirittura a tavola con loro (gente d’oro), ma purtroppo avevo i minuti contati. Mi consegnano la macchina, faccio il video delle condizioni come sempre consiglio di fare, e finalmente parto.
L’autostrada notturna non è da meno: auto che vanno contromano, animali che attraversano di continuo, posti di blocco a sorpresa. Arrivo a Wadi Musa praticamente distrutto… ma quando apro la porta dell’appartamento e vedo la vista mi ricarico all’istante. Primo giorno tosto, ma da qui in poi sarà tutto più facile!

Giorno 2: Wadi Rum – Alla scoperta del deserto marziano
Mi sveglio a Wadi Musa e salgo in terrazza cercando di scorgere Petra all’orizzonte ma pur sapendo che sono così vicino dovrò aspettare ancora qualche giorno. Prima di rimettermi alla guida per un’altra ora e mezzo, mi concedo una colazione con un hummus talmente buono che vi giuro, uno così non l’avevo mai provato prima!

Comunque salgo in macchina e via, direzione deserto – se vi chiedete “ma sempre in auto?”, beh sì, ho guidato tanto in quei giorni ma osservare certi paesaggi durante gli spostamenti è una delle parti più belle, fidatevi. In mattinata, verso le 9:30, arrivo al villaggio proprio a ridosso del deserto: il mio tour operator, ‘Wadi Rum Desert Adventures’, mi fa parcheggiare l’auto in un posto sicuro e partiamo sul cassone della sua jeep. È lì che inizia la vera magia.

Sapevo che il deserto giordano fosse spettacolare, ma non fino a questo punto.. è diverso dagli altri, con quelle montagne rocciose che creano uno skyline unico e chilometri di sabbia infinita. Otto ore di tour tanto bello quanto faticoso, ma quella fatica che ti fa sorridere. La guida, un beduino da generazioni, mi raccontava con il suo timido inglese la storia, la morfologia e la scoperta di questo posto – sì, perché è stato il set di film come Star Wars, Lawrence d’Arabia, Aladdin, Dune e chissà quanti altri.

Mi concedeva soste per continuare a piedi o arrampicarmi sulle montagne, lasciandomi godere paesaggi da urlo. Ad un certo punto però mi lascia in un punto e mi fa: “Ci vediamo dall’altra parte del canyon”. Inizio a camminare, cammino, e a un tratto mi viene il dubbio : “non è che se n’è andato via?”. Sono un po’ pessimista io eh… Per fortuna però quando finalmente vedo quella jeep bianca lui era lì che mi prepara il pranzo su un fuoco improvvisato. Incredibile, roba da non credere!

Ripartiti, ci fermiamo in quattro o cinque tende beduine dove mi offrono tè su tè, e se proprio volevo cambiare – caffè (la sera ci ho messo po’ per addormentarmi). Finito il tour in jeep, mi accompagna all’accampamento e sì, ho dormito in tenda in mezzo al deserto. Che dire: cena tutti insieme nella tenda principale, poi dopocena a ballare sulle loro canzoni e con il cielo stellato più bello che abbia mai visto me ne vado in tenda. Niente linea telefonica, niente comodità, ma più felice che mai.

Giorno 3: La giornata perfetta; alba nel deserto e Petra
Intorno alle 6:30 mi sveglio nella mia tenda. Fuori è ancora buio, ma si sente già quell’aria strana che ti fa capire che sta per iniziare qualcosa di speciale: oggi potrebbe davvero essere uno dei giorni più belli della mia vita.
Parto con una passeggiata nel deserto in groppa a un dromedario, mentre il sole inizia a salire piano. Vedere l’alba così, nel silenzio del Wadi Rum, è una cosa che non si spiega bene… è proprio un mix di pace, stupore e “ma davvero sono qui?”. Che vibes. Piccolo consiglio: imparate a molleggiare con il suo passo, altrimenti vi spacca la schiena sul serio 😅

Una volta tornati all’accampamento facciamo colazione tutti insieme, poi si riparte verso il villaggio dove avevo lasciato la macchina. Quando arriviamo lì mi fermo un attimo a ringraziare tutti: sono stati giorni assurdi, davvero indimenticabili. Prendo le chiavi, saluto e parto.
Dopo pochi minuti però succede la classica cosa che ti fa dire “ok, ci mancava solo questa”: un signore su un’altra macchina mi si accosta e, quasi allarmato, mi fa cenno di fermarmi. Scendiamo e lui, quasi arrabbiato, mi fa notare che avevo una gomma completamente a terra. Ottimo, proprio perfetto.
Per fortuna nel villaggio c’è anche un gommaio (e a quanto pare ci passa mezzo mondo, perché è super abituato ai turisti). In pochi minuti mi sistema tutto, io riparto e finalmente torno on the road.
Intorno alle 11:00 arrivo a Wadi Musa. Qui ho scelto un hotel praticamente attaccato al sito di Petra, quindi lascio gli zaini al volo, prendo giusto l’essenziale e corro verso l’entrata. Arrivo ai tornelli, passo il biglietto… e sì: si entra finalmente.
Il percorso inizia camminando dentro un canyon, il Siq: una gola stretta e lunghissima, con pareti di roccia altissime che ti fanno sentire minuscolo. Cammino piano, quasi senza parlare, perché l’atmosfera è già incredibile così. La luce cambia continuamente e ogni curva sembra promettere qualcosa.

E poi succede davvero: dopo l’ultima svolta, tra le rocce compare all’improvviso il Tesoro. Per un attimo mi fermo, perché vederlo dal vivo è diverso da qualsiasi foto. È uno di quei momenti in cui ti rendi conto che stai guardando un posto che hai sempre visto solo nei documentari.

Dopo il primo impatto mi fermo un po’ a godermelo. Qui, se vuoi fare la foto “da cartolina”, c’è anche la possibilità di salire in alto e fotografarlo dall’alto. E tranquilli: non serve sapere esattamente dove andare, perché ci sono sempre dei bambini del posto che ti si avvicinano e ti accompagnano loro (con una piccola mancia).
Poi riprendo il cammino, perché Petra non è solo il Tesoro: anzi, è solo l’inizio. La strada continua tra tombe scavate nella roccia, canyon più larghi e panorami sempre diversi. A un certo punto capisci davvero quanto sia enorme questo sito.

La parte più impegnativa arriva quando decido di salire verso il Monastero (Ad Deir). Per arrivarci bisogna fare una lunga camminata piena di scalini: non è difficile in sé, ma è lunga e, soprattutto, sotto il sole si sente parecchio. Volendo, puoi anche salire con gli asini invece che a piedi… però, onestamente, a me è sembrato più pericoloso che stancante. Io ho preferito farla con calma, a piedi, e godermi il percorso.
Sì, fa caldo — tanto. Ma lungo la strada ci sono diversi punti di ristoro: piccoli chioschi dove fermarsi, bere qualcosa di fresco, prendere una bottiglia d’acqua o anche solo fare una pausa all’ombra. E quelle soste, credimi, salvano la giornata.
Quando finalmente arrivo in cima e mi trovo davanti al Monastero, la fatica sparisce in un secondo. È enorme, ma soprattutto è in una posizione pazzesca, con un’aria completamente diversa rispetto al Tesoro. Lì mi siedo, respiro e mi godo quel momento: Petra è uno di quei posti che ti fanno venire voglia di rallentare.

Dopo essermelo goduto con calma, scendo piano, un passo alla volta, con le gambe che iniziano a farsi sentire sul serio. La discesa sembra più veloce… ma alla fine è una giornata lunga, e Petra te la porti addosso anche fisicamente.
Quando torno verso l’ingresso e rientro in hotel, ho addosso quella sensazione bellissima di stanchezza “buona”, quella che ti viene dopo aver visto qualcosa di unico. Mi faccio una doccia veloce e poi esco a cena in un ristorantino del posto, semplice ma super autentico.
E lì provo una cosa che non pensavo avrei mai assaggiato: le salsicce di dromedario. Non è un sapore stranissimo come immaginavo, anzi… però è una di quelle esperienze che ti fanno dire “ok, questa è proprio una giornata da ricordare”.
Poi niente: rientro, letto presto, perché il giorno dopo si riparte subito… destinazione Mar Morto. E con Petra ancora in testa, mi addormento pensando a quanto sia incredibile riuscire a vivere posti così dal vivo.
Giorno 4: Mar Morto, galleggiare senza sforzo è pazzesco!
Alle 9:00 mi avvio verso la macchina per iniziare il viaggio verso il Mar Morto, circa 2–2:30 ore di strada. Appena arrivo davanti però… sorpresa: la gomma è di nuovo a terra. Silenziosamente giudico la riparazione del gommaio del deserto, apro Maps e trovo un nuovo meccanico: in pochi minuti riesce a sistemarla e finalmente posso partire davvero.

La strada che percorro è a dir poco spettacolare. Sto seguendo la Tafielah, strada 60, una strada che sale e scende tra le montagne, con panorami mozzafiato a ogni curva. Le montagne aride si alternano a vallate profonde. È una di quelle strade che ti fa capire perché la Giordania è un posto speciale.

Arrivo al Mar Morto verso le 12:00. Qui ci sono diversi resort, quasi tutti nella parte nord del lago, vicino al fiume Giordano. Pur non essendo un tipo da resort, devo dire che una giornata di relax totale ci voleva proprio. Lascio lo zaino e corro subito in spiaggia privata, pronto a provare l’esperienza più famosa del posto.
Mi tuffo in acqua e… la sensazione è stranissima! Puoi stare in qualunque posizione tu voglia, ma rimarrai sempre a galla! Ti sdrai, ti lasci cullare dall’acqua salata e ti rendi conto che il Mar Morto è davvero unico al mondo..

In quell’anno, mentre galleggio, noto anche tanti elicotteri militari che sorvolano le spiagge: il confine con Israele non è lontano, e dall’altra parte del lago si riesce a vedere persino Gerusalemme. La Giordania però resta un paese molto neutrale, con un’aria sorprendentemente tranquilla e alcune idee molto vicine all’Occidente.
Dopo un po’, quando il sale inizia a pizzicare sulla pelle, decido di concedermi un piccolo lusso: un aperitivo al bar del resort. In Giordania l’alcol lo trovi quasi solo nei resort, quindi ne approfitto. Tra aperitivo, bagni nel Mar Morto e fanghi salini, passo qualche ora di vero relax, lasciando andare pensieri e stress. Una di quelle giornate che ti ricordano che a volte basta semplicemente stare lì.
Giorno 5: Perdersi tra storia e mercati ad Amman
La mattina parto verso Amman, circa un’ora dal resort. La città è caotica ma affascinante già dalla strada: si vedono colline piene di case bianche, traffico intenso, e quel miscuglio di antico e moderno che rende Amman così speciale.
La prima tappa è la Cittadella. Salendo sulla collina, tra rovine romane e islamiche, ti rendi subito conto di quanto questa città sia antica e stratificata: le colonne, le torri e i resti dei templi raccontano migliaia di anni di storia. Dall’alto si ha anche una vista spettacolare sulla città moderna che si stende sotto di te.
Dopo la Cittadella decido di perdermi un po’ per le vie di Amman e mi imbatto per caso in un mercato lungo la strada. I mercati, ho imparato in questi viaggi, sono i luoghi perfetti per conoscere un paese in modo autentico, è uno di quei posti dove ti senti davvero dentro la vita quotidiana della città.
La sera poi trovo un ristorante in una zona davvero carina: si chiama Mijana. Locale accogliente, cibo ottimo e atmosfera rilassata… assolutamente da consigliare! Un dettaglio curioso: qui ancora si possono fumare le sigarette all’interno dei locali, un po’ pazzesco per chi viene dall’Occidente, ma fa parte del fascino locale.

Giorno 6: La partenza
Purtroppo il mio volo era la mattina presto, quindi appena sveglio sono dovuto correre all’aeroporto. Mentre guidavo verso l’aeroporto, ripensavo a tutto quello che avevo visto: le montagne rosse del Wadi Rum, Petra, il Mar Morto e le strade vivaci di Amman.
Nonostante la fretta e la stanchezza, avevo la consapevolezza che un giorno sarei tornato. La Giordania ti rimane dentro e mentre salgo sull’aereo, già inizio a sognare il mio prossimo viaggio qui.
