Lo ammetto: la Cina non mi attirava così tanto, non so bene perché. Forse mi ero costruito un’idea in testa senza conoscerla, senza averla vista, senza averla mai vissuta. E invece, appena sono arrivato, mi sono reso conto di quanto mi stessi sbagliando.
Questo viaggio mi ha entusiasmato sotto molti aspetti: la grandezza delle città, la cultura, il contrasto continuo tra tradizione e modernità, i dettagli quotidiani che ti fanno sentire davvero dall’altra parte del mondo… e quella sensazione costante di stare in un posto completamente diverso da tutto ciò a cui siamo abituati. La Cina quindi mi ha ricordato una cosa semplice ma importantissima: non si giudica un Paese senza averlo visto.
E spesso, proprio i posti che ti ispirano meno… sono quelli che ti sorprendono di più.
Giorno 1: Arrivo a Pechino
Il viaggio inizia così: Pechino, Xi’an, Zhangjiajie e Shanghai. Io arrivo a Pechino dopo uno stopover in India (di cui parlerò in un articolo separato), e appena metto piede fuori dall’aeroporto capisco subito una cosa: è agosto, e qui il caldo non scherza. Raggiungo la zona del mio hotel, in Qianmen Street, e già questa scelta si rivela azzeccatissima. È una zona super comoda, piena di vita soprattutto perfetta come base per girare i primi giorni senza impazzire e dopo un po’ di “orientamento” trovo l’hotel. E qui arriva la prima sorpresa: è una vera chicca. Tutto in stile cinese, con un giardino interno, cascatine e perfino statue di Buddha. Uno di quei posti che ti fanno dire: ok, sono davvero in Cina.

Appena esco mi colpisce subito una cosa: street food ovunque. Bancarelle, gente che cucina qualsiasi cosa, piatti che non capisci cosa siano ma che ti fanno venire voglia di provarli lo stesso. Arrivando la mattina ho tempo di fare un giro tranquillo nel quartiere, che è davvero carino, e riesco anche a visitare velocemente il Tempio del Cielo, giusto per entrare subito nel mood. Camminando incontro una scena che mi rimarrà impressa: gruppi di vecchiette che fanno ginnastica sui marciapiedi, tutte sincronizzate, con musica cinese sparata a volume altissimo… e sotto sotto un ritmo quasi techno. Una roba assurda, ma bellissima. La giornata finisce in un ristorantino cinese scelto totalmente a caso, uno dei milioni che trovi ovunque.

Il problema? I menù sono in cinese e basta, quindi ordino praticamente “a intuito”. E la cosa divertente è che a loro non gliene frega niente: zero inglese, zero spiegazioni, ma alla fine mangi lo stesso. Comunque era buono. Torno in hotel e crollo, perché il giorno dopo mi aspetta una cosa che volevo vedere da una vita.
Giorno 2: la Muraglia Cinese (Mutianyu)
Oggi si fa sul serio: Muraglia Cinese.
Avevo già prenotato la visita e dopo aver visto varie opzioni decido di andare nella parte di Mutianyu, una delle più famose e anche una delle meglio mantenute. Dopo circa un’ora e mezza di viaggio arrivo al parcheggio principale e… niente, ti si presenta davanti agli occhi una cosa enorme. Non è “un muro”. È proprio una presenza. Una roba che ti fa sentire piccolo. Io scelgo l’opzione che mi permette di fare più tratti possibili, così posso camminare davvero lungo la muraglia per diversi chilometri. Quando arrivi sopra, quasi non te ne accorgi. Sei lì, fai due passi… e all’improvviso sei sopra la Muraglia Cinese e la sensazione è pazzesca.

Mentre cammino penso a quante persone, quanto tempo e quante vite siano state usate per costruire qualcosa che arriva a oltre 22.000 km. Per rendere l’idea: è come andare da Roma in Sudafrica, una follia.
Tra l’altro io me l’aspettavo molto più semplice. Da lontano sembra una passeggiata, ma alcuni punti sono davvero ripidi, soprattutto le scalinate. E con il caldo di agosto… ti assicuro che si sente. Mutianyu è famosa perché è una parte ristrutturata, quindi è tenuta benissimo, ed è anche per questo che secondo me vale davvero la pena.

Non so bene se sono stato fortunato a non trovare tanta gente… ma nei giorni successivi capirò cosa significa davvero la parola “folla” in Cina 😅
Rientro a Pechino nel pomeriggio e la sera resto nella zona dell’hotel. Ceno con un classico che volevo provare: l’hot pot (una pentola di brodo bollente al tavolo dove tu cuoci carne, verdure e pesce al momento) e per farvi intendere come sono qui le persone.. il locale stava chiudendo ma i proprietari mi hanno fatto entrare e hanno insistito per farmi sedere al tavolo con la famiglia e mangiare tutti insieme, cioè senza parole!

Poi birretta, relax, e poi a letto. Domani mi aspetta uno dei luoghi più simbolici (e controversi) del Paese.
Giorno 3: Tiananmen sotto la pioggia e downtown Pechino
Giornata di pioggia. E come sempre, in Cina, qualsiasi cosa succeda… c’è qualcuno pronto a venderti qualcosa. Tempo due minuti e ho già comprato l’ombrello. Oggi è la volta di Piazza Tiananmen, uno dei luoghi più famosi e importanti della Cina. È una piazza enorme, simbolica, e conosciuta in tutto il mondo soprattutto per la protesta e per quella foto iconica che tutti abbiamo visto almeno una volta.
Qui però succede una cosa strana: di quella storia, qui non esiste niente. Nessun riferimento, nessun ricordo, niente. È come se non fosse mai accaduto.
Per entrare serve una registrazione e, anche se l’ingresso è gratuito, non è così semplice come sembra. In più, una volta arrivato, mi ritrovo davanti a controlli assurdi, così accurati che nemmeno in aeroporto. Tra pioggia, fila, spinte e caos totale, ci metto quasi due ore per entrare. E quando finalmente entro… onestamente? È una piazza. Gigantesca, sicuramente simbolica, ma a livello emotivo non mi ha lasciato molto. Se devo essere sincero, non la consiglierei se c’è da fare tutta quella fila.

Da lì si può entrare anche nella Città Proibita, ma io avevo già il biglietto per il giorno dopo (e per fortuna, perché almeno era bel tempo). Nel pomeriggio mi sposto verso la parte moderna della città, in downtown, e qui devo dirlo: Pechino mi ha sorpreso. È immensa. Parliamo di oltre 20 milioni di abitanti, eppure è organizzata, pulita e super futuristica. Una cosa che mi ha colpito tantissimo è che la maggior parte delle auto e dei motorini sono elettrici. Da racconti di non troppi anni fa, qui lo smog era pesantissimo e il cielo spesso grigio. Io invece ho trovato un cielo blu e una città molto più respirabile di quanto mi aspettassi.

La sera finisco nella zona di Soho, carina, moderna, piena di locali dove bere e mangiare. Una delle poche zone in cui ho trovato un po’ di atmosfera “da nightlife”, perché in generale… ecco, la vita notturna in Cina mi è mancata un po’.
Giorno 4: la Città Proibita (e l’anatra alla pechinese)
Come anticipato, oggi la giornata è perfetta. Sole pieno, nemmeno una nuvola. E direi che è il meteo ideale per entrare in uno dei luoghi più importanti della capitale: la Città Proibita. Ci sono diversi ingressi e, visto che oggi non avevo Tiananmen di mezzo, entro da un lato diverso rispetto al giorno prima. Nel tragitto verso l’entrata noto una cosa che mi aveva già incuriosito: tantissime ragazze vestite con abiti tradizionali cinesi.
Non è una cosa fatta “a caso”: qui è molto comune affittare questi vestiti (in stile imperiale, spesso hanfu) e farsi foto professionali dentro e fuori la Città Proibita. Un po’ come se andassi a Firenze vestito da nobile del Rinascimento… solo che qui lo fanno in tantissimi e lo fanno sul serio.

Una volta entrato, ti rendi conto subito di una cosa: non stai visitando un palazzo. Stai entrando in una città dentro la città.
La Città Proibita era il cuore del potere imperiale cinese: qui vivevano gli imperatori delle dinastie Ming e Qing, insieme alla corte, ai funzionari, alle concubine e a un numero impressionante di persone che lavoravano per far funzionare tutto. Era “proibita” perché per secoli l’accesso era vietato alla popolazione comune. Dentro ci si entrava solo se eri qualcuno… e se avevi il permesso. E considerando che stiamo parlando di oltre 900 edifici e un’estensione enorme, capisci anche perché fosse un mondo a parte.

La visita è lunghissima. Ti dico la verità: ci vuole quasi una giornata intera per farla bene, anche solo camminando e godendosi l’atmosfera. E poi c’è un consiglio che secondo me vale davvero oro (e che io ho fatto subito): se esci dalla parte opposta, puoi arrivare facilmente al Jingshan Park. È un parco su una collina proprio di fronte alla Città Proibita, e salendo quei gradini arrivi a un punto panoramico dove la vedi dall’alto. E lì… niente. È una vista pazzesca. Una di quelle che ti fa capire davvero quanto sia immenso quel posto. Ne vale assolutamente la pena.

La sera prendo per la prima volta la metropolitana. Anche qui, altra cosa che mi colpisce: i controlli all’entrata sono in stile aeroporto, ma tutto avviene in modo super veloce e ordinato. E soprattutto ti dà una sensazione di sicurezza molto forte. Mi sposto verso Wangfujing, una delle zone più famose per fare un giro tra negozi e luci, e mentre cammino mi ritrovo davanti a una scena che ancora adesso mi fa ridere: un robot che passeggia tra la folla, tranquillissimo, come se fosse la cosa più normale del mondo. Cioè… io ero lì a Pechino, in mezzo a una strada piena di persone, e mi passa accanto un robot che cammina. Assurdo. Poi torno verso la zona del mio hotel, e qui scopro una delle cose che ho amato di più di Pechino: gli hutong. Sono i quartieri storici della città, fatti di vicoli stretti, case basse, cortili interni e un’atmosfera completamente diversa dalla Pechino moderna. Camminarci dentro la sera ti fa sentire in un altro mondo.
Ed è proprio lì, quasi per caso, che trovo un ristorante con otto targhette di premi e riconoscimenti appese all’ingresso. E io in quel momento ho pensato solo una cosa: ok, qui devo entrare. E infatti… credo di aver trovato il posto perfetto per la mia anatra alla pechinese. Per chi non la conosce: è uno dei piatti più famosi della cucina cinese, con l’anatra arrosto dalla pelle super croccante, servita con pancake sottili, salse e contorni da assemblare. Io sinceramente non pensavo potesse essere così buona. Me l’hanno servita sia nella versione classica a pezzi, sia in mini porzioni con varianti dello chef. Una cosa assurda.

Non mi ricordo il nome del ristorante, ma vi lascio le coordinate perché se passate da Pechino… secondo me vale davvero la pena:
📍 (39,89519° N, 116,39780° E)
Finisco la giornata pieno, felice e completamente cotto. Domani ultimo giorno a Pechino… e già mi dispiace.
Giorno 5: Palazzo d’Estate e treno per Xi’an
Ultimo giorno a Pechino. E come sempre quando un posto inizia a piacerti davvero… è già ora di andare via.
La mattina riesco comunque a trovare il tempo per visitare il Palazzo d’Estate, uno dei luoghi più belli e rilassanti della città. Qui l’atmosfera cambia completamente rispetto al centro: meno caos, più natura, e quella sensazione di essere in un posto pensato per “scappare” dalla vita di corte. Era infatti la residenza estiva degli imperatori, un enorme complesso tra padiglioni, templi, ponti e giardini, costruito attorno al lago Kunming. Un posto dove l’élite imperiale veniva a respirare, a passeggiare e a trovare un po’ di pace lontano dalla rigidità della Città Proibita.
Purtroppo però devo farlo abbastanza di fretta, perché mi aspetta una delle cose che in Cina ti fa sentire subito nel futuro: il treno veloce. In circa 4 ore e mezza lascio Pechino e mi sposto verso Xi’an, l’antica capitale. Una città che, lo ammetto, prima di questo viaggio conoscevo pochissimo… ma che si rivelerà una delle sorprese più belle di tutta la Cina.
E infatti… da qui inizia un altro capitolo.